La Lonely
Planet è una famosa casa editrice australiana che pubblica
guide turistiche e linguistiche in 14 lingue diverse.
Fra le tante
guide, ce n'è una che abbiamo in redazione e che ha un titolo
curioso “British Phrasebook”, frasario di lingua inglese
britannica. Possibile che l’inglese UK sia così diverso dal
restante inglese da giustificare un libriccino di 300 pagine
pieno zeppo di parole e modi di dire che americani e
australiani trovano “curiosi” e degni di essere immortalati in
una pubblicazione apposita?
Due lingue così diverse
Questo libriccino
è veramente utile sia a chi vuole imparare quei termini
britannici di uso comune che a scuola non si studiano mai
perché non fanno parte del cosiddetto “international English”
sia per chi magari non si interessa tanto di britannicità, ma
vuole comunque conoscere tutte le differenze tra inglese
britannico e inglese americano.
British
Phrasebook esordisce con una breve storia della lingua
inglese nella sua variante britannica e di tutte le influenze
linguistiche che questa ha subito nel corso dei secoli.
Già solo queste 30
paginette iniziali valgono l’acquisto del libro perché
spazzano via molti pregiudizi e impostano la questione
dell'inglese del Regno Unito nei suoi parametri fattuali e
sociali.
Si ha anche una
concisa descrizione di quell’inglese apparentemente
sgrammaticato ma così diffuso nella normale popolazione.
Guardate queste frasi: “He don’t never
answer”, “He don’t care”, “Oh yes, he do”.
Tutte sbagliate,
vero? Sì, nell’inglese delle grammatiche, ma no nell’inglese
parlato per le strade, nei film e nelle soap operas viste da
20 milioni di spettatori al giorno e, per finire, nelle
canzoni: ricordate in Ticket To Ride dei Beatles
l'inciso he don’t care?
Altrettanto
interessanti sono le osservazioni sull’Estuary English,
quella variante di cockney (tipico modo di parlare
tipico dell’East End londinese) che si sta imponendo come la
lingua londinese di tutti ed è caratterizzata foneticamente
dallo “spampanamento” della L in mezzo alla parola o in
posizione finale (suona simile alla U di uovo), e dalla
soppressione del suono T in posizione finale e in mezzo alla
parola.
Questo fenomeno,
in cui la T viene regolarmente sostituita dal cosiddetto
“glottal stop”, una sorta di “colpo di gola” dove l’emissione
del fiato viene bruscamente interrotta e altrettanto
bruscamente ripresa, è talmente inquietante che anche le
scuole raramente se ne occupano. Se rappresentiamo il glottal
stop con un punto esclamativo (!), la parola matter si
pronuncerà
mæ!ë,
la parola minute diventa
mini!,
la parola what suona
wo!
Pensando
all’onnipresenza dei suoni T e L nella lingua inglese, si
capisce bene come l’intero panorama uditivo venga a
modificarsi radicalmente e che chi studia l’inglese senza
educare l’orecchio anche a queste trasformazioni rischia di
trovarsi veramente a mal partito nel primo viaggio che farà a
Londra.
British English
È la sezione più corposa dell’opera con oltre 150 pagine.
Troviamo di tutto
e di più con capitoletti che esaminano la pronuncia (clerk,
impiegato, pronunciato
klaak,
mentre in americano si pronuncia
klëërk),
i nomi di località, i saluti, i nomi dei mestieri (il bidello
in UK è caretaker, in US è janitor, il
pensionato è pensioner in UK, mentre è senior
citizen in US), il linguaggio delle conversazioni
telefoniche, lo slang (parole come advert, old
bill, blimey, bloody hell, bloke,
snog, telly ed espressioni come at the end of the day
che sono solo UK!), il rhyming slang del cockney, nato
forse in ambito malavitoso, che accoppia a determinate parole
un loro sostituto in rima (per esempio, apples and pears
sostituisce la parola stairs, mentre bacons and eggs
sostituisce la parola legs), la sezione Getting
around (muoversi con i mezzi), l’auto, gli alberghi, le
zone di una città, la vita in campagna, il cibo, le bevande,
lo shopping, il teatro, la musica, le feste.
Insomma è tutto un
dispiegarsi di allegra diversità e la cosa più utile è che
ogni volta, accanto al termine britannico, viene sempre
menzionato il corrispondente vocabolo americano per cui
l’apprendimento è... raddoppiato.
Sport e politica
Interessantissima
questa parte del libro che parla di football, rugby
e cricket. Ma la cosa che più diverte è forse l’aver
riprodotto testualmente alcuni dei cosiddetti football
chants, inni delle varie squadre inglesi o componimenti
sarcastici da rivolgere volta a volta all’arbitro o ai tifosi
della squadra avversaria.
Terminata la
sezione sport troviamo quella della politica, dove impariamo
chi è il Chancellor of the Exchequer,
chaans·lër
ov dhi exch'ekë
(l’equivalente del nostro ministro dell’Economia e Finanze) e
anche come si dice rimpasto governativo (reshuffle,
r'iish'af·l).
Abbiamo poi la
sezione education dove, giustamente, non si manca di
ironizzare sul fatto che le cosiddette public schools
inglesi sono in realtà, a dispetto del nome, le scuole private
più elitarie e costose del Regno Unito!
Chiude questa
sezione l’elenco dei titoli nobiliari e non: e qui impariamo
che il nome dei ministri viene preceduto negli atti ufficiali
dal titolo Right Honourable
rait
on·rëb·l, cosa che non ci
saremmo aspettati da un paese pragmatico come il Regno Unito.
Conclusione
Non abbiamo lo spazio per
descrivere le ulteriori gemme di quest’opera davvero
simpatica.
Quello che ci ha sorpresi è
soprattutto la capacità di rispecchiare per davvero la realtà
linguistica anglosassone con un'impostazione accattivante che
trasforma quello che poteva essere solo un arido dizionario in
un libro che si legge tutto d'un fiato.
Ricordiamo poi che chi volesse
toccare con mano prima di un eventuale acquisto, può andare
sul sito www.amazon.com, inserire il titolo del volume
nell'apposita casella di ricerca e leggersi online ben 15
pagine tratte da British Phrasebook! |