Ogni lingua è fatta di parole,
lettere, accenti, apostrofi e… trattini. Sì, proprio così, il trattino, in
inglese hyphen [haif·n],
la minuscola lineetta, tanto piccola quanto importante.
In inglese, il trattino entra in
gioco nella formazione delle parole, in particolare nei composti. Allo
stesso tempo, però, lo si usa anche per dividere le parole, quando occorre
chiarire significati altrimenti ambigui o quando si va a capo. Vediamo in
che modo.
Il trattino che unisce…
La formazione di composti è un modo di creare parole nuove.
In inglese questo processo non è limitato all’unione di due parole ma sembra
non avere confini perché, partendo da una parola qualsiasi, come sailboat
(seilbëut,
barca a vela, in inglese americano, in inglese britannico si dice sailing
boat), possiamo costruire con facilità numerosi composti, in una sorta
di progressione geometrica: da sailboat rigging [seilbëut
rigiñ], a sailboat rigging design [seilbëut
rigiñ diz'ain], a sailboat rigging
design training [seilbëut rigiñ
diz'ain treiniñ], fino a sailboat
rigging design training institute (seilbëut
rigiñ diz'ain treiniñ instityuut, quest’ultimo lo
possiamo tradurre approssimativamente con “istituto per imparare la
progettazione di attrezzature per barche a vela”).
Insomma, una specie di big bang
linguistico. E il trattino che c’entra? O meglio, quando c’entra? Sì, perché
a ben guardare, i composti inglesi si scrivono a volte con il trattino (deep-fried,
diip-fraid,
“fritto in molto olio”; short-term,
sho·ot-tëëm, “di
breve termine”), a volte come parole uniche, senza spazi tra le singole
parti (bathroom, baathruum,
“stanza da bagno”; showman,
shëumën, “uomo di spettacolo”), altre volte come
sequenze di parole separate da spazi (department store,
dip'aatmënt sto·o,
“grande magazzino”; sign language,
sain læñgwij,
“lingua dei segni”).
Di fronte all’incoerenza in cui
sembrano annaspare le convenzioni ortografiche dei composti inglesi è
possibile individuare una regola certa. Il trattino viene usato quando il
composto è stato creato da poco e non appartiene all’uso corrente.
Quando, invece, il composto ha
acquisito un certo grado di diffusione e stabilità, viene spesso scritto in
un’unica parola, senza trattino. Per esempio, le parole blackboard (blækbo·od,
lavagna) e breakfast (brekfëst,
colazione), quando furono introdotte, erano scritte black-board
e break-fast, ortografie queste che si ritrovano nei testi
antichi.
Nel caso di composti di più di due
parole, infine, la regola suggerisce di scriverli come sequenze di parole
separate da spazi, come in Youth Hostels Associations (Yuuth
Host·lz Ës'ëusi'eish·nz, Associazione degli
Ostelli della Gioventù).
Ovviamente, una regola non esiste
senza eccezioni. E parole come hot-air balloon (hot
eë bël'uun, mongolfiera) o hot-water
bottle (hot wo·otë bot·l,
bottiglia dell’acqua calda) sembrerebbero delle eccezioni perché contano più
di due parole e contengono un trattino.
In realtà, ci troviamo di fronte a
un conflitto fra regole in cui, com’è giusto che sia, vince quella più
forte, cioè quella in grado di ridurre al minimo il rischio di equivoci. In
alcuni composti, infatti, il trattino deve essere usato per chiarire la
struttura interna della parola che potrebbe altrimenti risultare ambigua.
In hot-air balloon
e hot-water bottle, in particolare, il trattino ha
la funzione di indicare che l’aggettivo hot si riferisce
rispettivamente a air e a water, e non all’intero composto.
… e
divide
Il trattino, si diceva, può anche dividere. Un esempio per tutti
è rappresentato dalle parole che contengono il prefisso re-.
Questo prefisso può essere anteposto
a molti verbi con il significato di “ancora, di nuovo”, per cui,
rebroadcast [r'iibr'o·odkaast]
significa “ritrasmettere”, reassign [r'iiës'ain]
“riassegnare”, rebuild [r'iib'ild]
“ricostruire”, recall [riik'o·ol]
“richiamare” eccetera.
Ma ci sono dei verbi in cui il
prefisso re- si è lessicalizzato e non ha più il significato di
“ancora”; per esempio in refuse [rify'uuz],
che non significa “rifondere” bensì “rifiutare”, in recover [rik'avë],
che non significa “ricoprire” bensì “recuperare”, o in refund [rif'and]
che non significa “rifinanziare” bensì “risarcire”.
In tutti questi casi, per recuperare
il significato del prefisso, è necessario separarlo dal resto del verbo con
il trattino; si ottengono così nuovi verbi e nuovi sensi: re-fuse
[r'iify'uuz]
‘rifondere’, re-cover [r'iik'avë]
‘ricoprire’ e re-fund [r'iif'and]
‘rifinanziare’.
Più scontato, apparentemente, ma non
meno equivoco, è l’uso del trattino quando si va a capo alla fine di una
riga di testo.
è vero che i sistemi di
videoscrittura oggi consentono di non porsi il problema, perché ripartiscono
lo spazio residuo alla fine della riga in modo equo tra tutti gli spazi tra
le parole contenuti nella riga stessa. Ma, per dovere di cronaca, è
opportuno sapere anche come comportarsi quando si va a capo. Cosa, questa,
che vedremo nella prossima puntata.
Insomma, proprio una piccola peste
questo hyphen. Chi le avrebbe immaginate tante insidie dietro a una
minuscola macchia di inchiostro? |
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I programmi di videoscrittura
permettono di scegliere tra lineette di diverse dimensioni. Sono tutte
uguali? Assolutamente no. In tipografia se ne distinguono tre tipi:
il trattino o hyphen, si usa
nelle parole composte, come washing-machine (woshiñ
mësh'iin, lavatrice), e per segnalare l’accapo;
la lineetta larga quanto una ‘n’ (en
dash, en dæsh),
unisce nomi (per esempio, Italy–England commission,
Itëli Iñglënd këm'ish·n)
o sostituisce la preposizione to (per esempio, opening time
9–19, ëup·niñ taim nain tuu
n'aint'iin); la lineetta larga quanto una ‘m’ (em
dash, em dæsh),
ha la stessa funzione delle parentesi, cioè isola nel testo alcune frasi,
come in questo brano, tratto da To the Lighthouse [Tuu
dhë Lait·haus] “Al faro” di Virginia Woolf:
«The movement of the wings
beating out, out, out — she could never describe it accurately enough to
please herself — was one of the loveliest of all to her»
[Dhë muuvmënt ov dhë wiñz biitiñ aut
aut aut — shii kud nevë diskr'aib it ækiërëtli in'af tuu pliiz hës'elf — woz
wan ov dhë lavliëst ov o·ol tuu hëë],
“Il movimento delle ali che scandiscono il ritmo
— non riusciva
mai a descriverlo abbastanza accuratamente da esserne soddisfatta
—era uno
di quelli a lei più cari fra tutti.” |