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quanto inglese c'è
nel gioco del calcio?

TESTO ORIGINALE ITALIANO di Federica Pellegrino
COPYRIGHT di: Casiraghi Jones Publishing srl
PUBBLICATO SU: English4Life n.3  pag. 14-15

Il gioco del calcio è sicuramente un elemento che accomuna italiani e britannici ed è un tema sicuramente appassionante per molti nostri lettori. In questo articolo, scritto alcuni mesi prima del Mundial coreano, col pretesto di parlarvi di calcio, Federica Pellegrino ne approfitta per darvi anche una panoramica di terminologia inglese riferita a questo sport!
 

Introduzione
Con i Mondiali alle porte – il fischio d’inizio è previsto per il prossimo 31 maggio, quando la Francia campione del mondo e il Senegal si incontreranno al Seoul World Cup Stadium [Sëul Wëëld Kap Steidiëm] in Corea – anche gli spiriti più miti avvertiranno un brivido lungo la schiena e si lasceranno coinvolgere dallo sport più amato del mondo e da tutto ciò che gli ruota attorno.

A dire la verità, gli occhi del profano non possono fare a meno di scorgere qualcosa di buffo in ventidue impavidi giocatori, ansiosi di scendere in campo in maglietta e calzoncini e di contendersi per novanta minuti un pallone impazzito, pronti a sacrificare alla propria squadra il setto nasale quando va bene, tibia e perone nei casi più sfortunati.

Eppure, visto che la voglia di prendere a calci una palla è antica quanto l’uomo, forse si tratta proprio di un tratto del suo patrimonio genetico. A calcio si giocava già nei villaggi medievali, quando il pallone era fatto di stracci e i giocatori non vestivano una divisa; e prima ancora lo si giocava nell’antica Roma.

Ma non diamo a Cesare quel che non è di Cesare: il calcio, così come lo conosciamo oggi, è un brevetto tutto made in England!

Un po’ di storia
Le regole del gioco del calcio furono codificate ufficialmente il 26 ottobre 1863 dai capitani e dai rappresentanti di numerose squadre di Londra e sobborghi.

Nacque così The Football Association [futbo·ol ës’ëusi’eish·n] ovvero FA [Ef Ei], l’organismo che regola e promuove il gioco del calcio in Inghilterra, la più antica organizzazione di questo tipo a livello internazionale.

Molto presto, “missionari” inglesi diffusero in tutto il mondo la nuova “religione calcistica”, seguendo a ritroso il percorso dei missionari che dal VI secolo cristianizzarono prima l’Europa continentale e poi gli anglosassoni.

Dopo aver dettato le regole del gioco, ora gli inglesi si apprestano a riorganizzare anche il sistema arbitrale. Da questa stagione, infatti, una società privata seleziona e retribuisce i ventiquattro arbitri professionisti della Premier League [premië liig].

Con la moviola, inoltre, sarà possibile esaminare accuratamente le prestazioni delle “giacchette nere” a tempo pieno e, alla fine di ogni stagione, i sei arbitri che avranno ottenuto i voti più scarsi verranno retrocessi.

La diffusione di questa novità nel resto del mondo, dove gli arbitri calcistici sono sì professionisti ma in altre attività (alcuni dei più noti arbitri italiani sono commercialisti, veterinari o altro), sarà solo una questione di tempo.

La nazionale inglese
L’Inghilterra è una delle maggiori nazioni calcistiche. Purtroppo, però, la sua nazionale ha spesso deluso i tifosi inglesi, regalando loro solo una Coppa del Mondo nel 1966 e qualche buon piazzamento nelle competizioni europee.

Nei confronti dei tornei internazionali gli inglesi ebbero inizialmente un atteggiamento aristocratico. Pur entrando a far parte della F.I.F.A. [Fiifë] nel 1905, decisero di non partecipare alle prime tre Coppe del Mondo (del 1930, 1934 e 1938), trovando ridicolo il concetto stesso di “Coppa del Mondo”. Ritenevano, infatti, di non aver nulla da dimostrare a chicchessia in fatto di calcio, visto che erano stati loro stessi a inventarlo.

Il debutto ai Mondiali giunse finalmente nel 1950, e fu come se qualcuno avesse voluto punire l’iniziale atteggiamento snobistico inglese, perché l’Inghilterra perse per 1-0 contro una nazione notoriamente non calcistica: gli USA.

Ai Mondiali 2002 la nazionale inglese, allenata da Sven Goran Eriksson, si è qualificata dopo aver infilato una serie positiva di risultati contro squadre non facili – da ricordare la vittoria sul campo della Germania per 1-5 del settembre scorso. Nella prima fase dei Mondiali l’Inghilterra sarà impegnata in Giappone contro le squadre del girone F: la Svezia (il 2 giugno), l’Argentina (il 7 giugno) e la Nigeria (il 12 giugno).

The English Football League
The English Football League (Lega Calcio Inglese) è organizzata diversamente rispetto alla Lega Calcio Italiana.

In Italia esistono la Lega Nazionale Professionisti (Serie A e B), la Lega Professionisti di Serie C (Serie C1 e C2) e la Lega Nazionale Dilettanti.

In Inghilterra, tradizionalmente, la Lega Calcio era suddivisa in quattro Divisioni: Prima, Seconda, Terza e Quarta (da notare che il fumetto We Are United si riferisce ancora a quella suddivisione tradizionale NdR).

Successivamente, si è preferito dare forma diversa alla stessa sostanza, distinguendo la Premier League (o Premiership, premiëship) dalla Nationwide League [n'eish·nw'aid liig], quest’ultima suddivisa a sua volta in Prima, Seconda e Terza Divisione.

Nella Premier League, che comprende le migliori venti squadre inglesi, è confluita la tradizionale Prima Divisione, mentre nella Nationwide League sono confluite le tradizionali Seconda, Terza e Quarta Divisione.

In Premier League militano attualmente squadre come l’Arsenal [Aas·n·l], il Chelsea [Chelsi], il Liverpool [Livëpuul] e il Manchester United [Mænchëstë Yuun'aitid].

Fuori della Lega Calcio Inglese, infine, si trovano tutti quei club di dilettanti, che giocano il calcio a part-time e trascorrono la maggior parte della settimana lavorando in ufficio o in fabbrica.

Tutti i club, professionisti o dilettanti, hanno la possibilità di incontrarsi, o di scontrarsi, nella FA Cup (Coppa d’Inghilterra), la più importante competizione inglese.

Influenze reciproche
L’influenza del calcio inglese non si è limitata alla diffusione del gioco e delle sue regole, ma anche a una nutrita serie di termini tecnici.

Nel lessico italiano, per esempio, oltre agli anglicismi non assimilati (come assist, goal, off-side, corner e altri), esistono numerose parole apparentemente italiane ma di chiara provenienza inglese. Vediamone qualcuna.

Ala, cioè l’attaccante che agisce sulle fasce, è un calco dall’inglese wing; allenare è un calco di to train; fallo, l’infrazione del regolamento che determina una punizione, è un calco di foul; penalizzare deriva da to penalize; tripletta deriva da triplet “serie di tre”.

Più trasparenti appaiono dribblare e dribbling, cioè scartare l’avversario mantenendo il possesso di palla e senza commettere fallo, che derivano da to dribble “scartare”; e infine tunnel, l’azione che permette di superare in dribbling un avversario facendogli passare il pallone tra le gambe.

Alcuni nomi di squadre italiane sono la versione inglese dei nomi delle rispettive città, come Genoa e Milan. E c’è anche una curiosità.

La “Vecchia Signora”, la storica Juventus, fondata nel 1897, giocò in maglia rosa e nera fino al 1903, quando adottò le maglie a strisce bianche e nere che veste ancora oggi.

Una leggenda metropolitana racconta che la squadra italiana ricevette per sbaglio una fornitura di maglie bianconere destinate al Notts County, un club calcistico inglese, e decise di farle proprie.

Ma anche l’Italia ha contribuito al calcio inglese, di recente con grandi nomi come Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e Paolo Di Canio che dalla serie A italiana sono approdati alla Premier League, come calciatori o allenatori.

Ma come parla bene inglese questo Zola

Gianfranco Zola, ex attaccante della nazionale italiana, dopo aver giocato nel Napoli e nel Parma, ha lasciato l'Italia nel 1997, firmando un contratto quinquennale con il Chelsea.

Vi proponiamo di seguito uno stralcio di intervista rilasciata dal giocatore agli inizi di quest'anno, dopo cinque anni di immersione totale nella lingua inglese.
In questa intervista Zola valuta il proprio futuro nella squadra, a un anno dalla scadenza del contratto con il Chelsea.

L'INTERVISTA DI ZOLA

I'm not sure that I want to play another year. Non sono sicuro di voler giocare un altro anno.
I will think very carefully about whether I want to continue next season. Penserò molto accuratamente se voglio continuare la prossima stagione.
I need to feel that I can give something to Chelsea and if I don't have this sensation, there is no point in keeping playing. Ho bisogno di sentire che posso dare qualcosa al Chelsea e se non ho questa sensazione, non ha senso continuare a giocare.
I won't keep taking the wages and not playing: I love football. Non voglio continuare a ricevere lo stipendio senza giocare. Io amo il calcio.
I don't want to give up and I want to play as much as possible. ." Non voglio smettere e voglio giocare il più possibile.
But I also have to be honest with myself and the supporters who come to see me playing at my best. Ma devo anche essere onesto con me stesso e con i miei fans che vengono per vedermi giocare al meglio.
When that moment comes, I will know Quando arriverà quel momento, lo saprò.

LE "CORREZIONI" DI SARAH FERRARA

Abbiamo chiesto a Sarah Ferrara di giudicare l'inglese di Zola. Niente male, ha detto, ma alcune cose sono "funny" (strane). Ecco come ha riscritto il testo zoliano.
I'm not sure that I want to play another year. I’m not sure whether I want to play another year.
I will think very carefully about whether I want to continue next season. I’ll have to think very carefully about whether I want to continue next season.
I need to feel that I can give something to Chelsea and if I don't have this sensation, there is no point in keeping playing. I need to feel that I can give something to Chelsea and if I don’t have that feeling, there’s no point in carrying on.
I won't keep taking the wages and not playing: I love football. I won’t keep taking the wages and not playing - I love football.
I don't want to give up and I want to play as much as possible. ." I don’t want to give up and I want to play as much as possible.
But I also have to be honest with myself and the supporters who come to see me playing at my best. But I also have to be honest with myself and the supporters who come to see me playing my best.
When that moment comes, I will know I’ll know when that moment comes.
Come vedete, le correzioni sono minime e vivere in Inghilterra ha decisamente fatto bene all'inglese di Zola.  Insomma, promosso a pieni voti. E per tutti l'ennesima conferma che non c'è miglior metodo per imparare una lingua di quello di vivere per alcuni anni nel paese dove questa lingua è parlata. 

Football o soccer?

Football [futbo·ol] e soccer [sokë] sono sinonimi, anche se il primo termine ha una sfera d'azione più ampia del secondo perché si associa anche ad altri tipi di sport.

La parola soccer invece risale al 1895 ed è una abbreviazione irregolare della parola “Association” formata a partire dalla sillaba “soc” con l'aggiunta del suffisso “er”.

Fu introdotta in Inghilterra dalle classi sociali elevate per distinguere il loro sport preferito, il Rugby football, dal gioco del calcio.

Ma per ogni inglese che si rispetti, giocatore o tifoso, il calcio è, e sarà sempre, semplicemente football.

Negli U.S.A., invece, il gioco del calcio è solo soccer in quanto con football si indica specificamente il football americano, che è tutt’altra cosa! 

PICCOLO LESSICO DEL CALCIO

a metà del primo tempo

halfway through the first half [haaf wei thruu dhë fëëst haaf], midway through the first half [midwei thruu dhë fëëst haaf]

al 24° minuto

on 24 minutes [on twenti-fo·o minits], on 24 [on twenti-fo·o], in the 24th minute [in dhë twenti-fo·oth minit ]

ala destra

right wing [rait wiñ]

ala sinistra

left wing [left wiñ]

ali

wingers [wiñëz]

allenatore

coach [këuch], manager [mænëjë], trainer treinë]

ammonire

to caution [tu ko·osh·n], to book [tu buk]

ammonizione

caution [ko·osh·n] booking [bukiñ], yellow card [yelëu kaad]

ammonito booked [bukt], cautioned [ko·osh·nd]
andata (partita di andata) first leg [fëëst leg]

annullare (gol)

to disallow [tu d'isël'au]

annullato (gol)

disallowed [d'isël'aud]

arbitrare

to referee [r'ef·r'ii]

arbitro

referee [r'ef·r'ii], ref [ref]

arbitro e guardialinee

officials [ëf'ish·lz]

attaccante

forward [fo·owëd], striker [straikë]

attacco attack [ët'æk]
autogol
• fare un autogol
own goal [ëun gëul]
to make an own goal [tu meik æn ëun gëul]
avversario opponent [ëp'ëunënt], rival [raiv·l]
azione (di gioco) move [muuv]
bagarino tout [taut]

bandierina centrale

centre flag [sentë flæg]

bandierina del calcio d’angolo

corner flag [ko·onë flæg]

barriera

wall [wo·ol]

battere (sconfiggere) to beat [tu biit]
battere (un calcio d'angolo, un calcio di rigore, di punizione ecc.) to take [tu teik]
buttarsi a terra (simulando di aver subito un fallo) to dive [tu daiv]

calcio d’angolo

corner kick [ko·onë kik], corner [ko·onë]

calcio d'inizio kick-off [kik-of]

calcio di punizione

free kick [frii kik]

calcio di rigore
• un rigore discusso

penalty [pen·lti], spot -kick [spot kik]
a questionable penalty [ë kweschnëb·l pen·lti]

campionato championship [chæmpiënship]
campo di calcio pitch [pich]
campo di gioco field of play [fiild ov plei]

cannonata (tiro molto forte da fuori area)

blast [blaast]

cannoniere

top scorer [top sko·orë]

capitano
• fascia di capitano

captain [kæptin]
armband [aambænd]

cartellino giallo

yellow card [yelëu kaad]

cartellino rosso

red card [red kaad]

catenaccio

padlock [pædlok]

centravanti

centre forward
[sentë fo·owëd]

centrocampista

midfielder [midfiildë]

centrocampo

midfield [midfiild]

cerchio di centro campo

centre circle [sentë sëëk·l], centre spot [sentë spot]

classifica

table [teib·l]

colpire di testa

to head [tu hed]

colpo di testa

header [hedë]

comitato disciplinare

disciplinary committee [disipl'inëri këm'iti]

commettere fallo su qualcuno

to foul someone [tu faul samwan]

commissario tecnico

manager [mænëjë]

compagno di squadra

team-mate [tiim-meit]

concedere (un calcio d'angolo, un calcio di rigore, di punizione ecc.)

to award [tu ëw'o·od]

contrasto

tackle [tæk·l]

contro (come in "Inghilterra contro Italia")

versus [vëësës], v [vii]

controllare (la palla)

to control [tu këntr'ëul]

contropiede

•  in contropiede
• effettuare un contropiede

counterattack [k'auntërët'æk], counter [kauntë]
on the counter [on dhë kauntë]
to go on the counterattack []tu gëu on dhë
k'auntërët'æk]

coppa del mondo

World Cup [wëëld kap]

corner per l'Italia

corner to Italy [ko·në tu It·li]

da lontano (tiro, azione)

from long range [from loñ reinj]

da vicino (tiro, azione)

from close range [from klëus reinj]

dare un calcio a (pallone, avversario)

to kick [tu kik]

decisione arbitrale

refereeing decision [r'ef·r'ii·iñ dis'izh·n]

deviato (per es., tiro deviato in calcio d'angolo)

deflected [difl'ektid]

deviazione (della palla da parte di un giocatore avversario)

deflection [difl'eksh·n]

difensore

defender [dëf'endë]

difesa

defence [dif'ens)]

direttore di gara

referee [r'ef·r'ii], ref [ref]

dischetto del rigore

penalty spot [pen·lti spot], spot [spot]

dribblare

to dribble [drib·l)]

effetto (traiettoria curva di un pallone calciato in modo particolare)
effettare

curling [këëliñ], curl [këël]

to curl [tu këël]

eliminatorie (fase ad eliminazione diretta, dai sedicesimi di finale in poi)

knock-out stage [nok-aut steij], knock-out phase [nok-aut feiz]

eliminazione (dalla Coppa del Mondo)

elimination [il'imin'eish·n], exit  [exit]

espellere un giocatore

to send a player off [tu send ë pleië(r) of], to dismiss a player [tu dism'is ë pleië]

espulsione

sending-off [sendiñ-of], dismissal [dism'is·l], red card [red kaad)]

essere eliminati

to go out [tu gëu aut]

essere ridotti a 10 uomini

to go a man down [tu gëu ë mæn daun]

falciare (far cadere un giocatore)

to scythe down [saidh daun], to bring down [tu briñ daun], to hack down [tu hæk daun]

fallo
•  fallaccio

foul [faul]
nasty foul [naasti faul]

fallo di mano

handball [hændbo·ol]

fare un fallo (commettere un fallo)

to foul  [tu faul]

farsi fare un goal

to concede a goal [tu këns'iid ë gëul]

finale (di un campionato del mondo)

final [fain·l]

finire secondo

to finish second [tu finish sekënd]

finta

dummy [dami]